Arte e tessuto: Mike Kelley

Chi non è appassionato di arte contemporanea probabilmente non conosce il lavoro di Mike Kelley, chi però vede anche solo una delle sue installazioni – magari in mostra insieme a tanti altri lavori – non può non rimanerne affascinato. Nato a Detroit nel ’54, Kelley si impone sullo scenario artistico internazionale a partire dagli anni Ottanta, quando iniziò a produrre un consistente corpo di opere fortemente innovative a cavallo tra l’estetica della cultura popolare e un linguaggio modernista più originale e sovversivo. La sua ricerca artistica si è mossa su più livelli e su più media, sconfinando in campi di espressione differenti (sia nell’arte che nella musica) e come artista non ha mai accettato la distinzione tra arte colta e tradizionale. Ha utilizzato oggetti e manufatti apparentemente banali, tra i quali molto spesso pezze disordinate di tessuto, peluches o tappeti, sovvertendone il significato comune ed enfatizzandone invece la forza comunicativa: un lavoro davvero forte e intenso.


Le sue opere si trovano nelle collezioni pubbliche e private più prestigiose del mondo, tra cui il MoMA, il Whitney e il Guggenheim di New York, la Collezione Pinault di Parigi e Venezia, il Reina Sofía di Madrid, il Museum of Contemporary Art di Detroit, il MoCA di Chicago, il Centre Georges Pompidou di Parigi.


Piero Fornasetti, 100 anni di follia pratica

Cento anni dopo la scomparsa di Piero Fornasetti la Triennale di Milano dedica all’artista/designer la prima rassegna in Italia che racconta tutto il suo percorso creativo, dagli esordi alla sua morte nel 1988. Al “mago della magia preziosa e precisa”, così lo definiva Pablo Neruda, il museo milanese dedica una preziosa retrospettiva curata dal figlio Barnaba Fornasetti che rende omaggio a una figura complessa da inscrivere in una definizione e che ha restituito a grafica e ornamento la centralità che gli spetta. Pittore, stampatore, progettista, collezionista, stilista, raffinato artigiano, decoratore, gallerista e ideatore di mostre, Fornasetti è stato infatti una personalità estremamente ricca e complessa. Fuori dai convenzionali schemi culturali del secolo scorso, con la sua poesia (a tratti surrealista) e la sua sconfinata fantasia ha reso preziosi migliaia di oggetti, tessuti e stampe.

La mostra si compone di oltre 1000 pezzi provenienti per la maggior parte dallo straordinario archivio: a Milano uno sguardo al suo raffinato gusto e al suo inconfondibile universo di segni.


Fino al 9 febbraio 2014 alla Triennale di Milano.