Mohair: la fibra e il velluto

La fibra mohair dona comfort e ci coccola eliminando lo stress della vita di tutti i giorni.
Il mohair, una delle più antiche fibre al mondo, dona un comfort inconfondibile e insostituibile perché anche sostenibile ed ecologico. Una fibra particolarmente resistente, durevole e antifiamma con la quale creare sedute e accessori che rispondono alla nostra ricerca di nido.
Particolarmente lussuosa e voluttuosa nella versione velluto che dona a qualsiasi tonalità una profondità irripetibile. Dai toni naturali fino ai gialli accesi, dagli eleganti blu fino al rosso pompeiano, il velluto in fibra mohair coinvolge e travolge con la sua autenticità.
Il velluto in Kid Mohair, unico e tattile, ricercato e sensuale, è un alleato speciale per il design d’interni e ne diventa protagonista splendido e insostituibile.

IN BAITA NEL PARCO DELLO STELVIO: TESSILE AD ALTA QUOTA

BEATO ISOLAMENTO ALPINO

La baita è situata sulle rive della diga di Cancano, bacino artificiale nei pressi di Bormio costruito nella prima metà del ‘900 al fine di generare energia elettrica per tutta la Lombardia. La valle delle Torri di Fraele, dove sono presenti delle rovine risalenti alle guerre mondiali, è una zona incantata, incredibilmente ancora non raggiunta da elettricità e collegamenti telefonici. La completa mancanza di inquinamento luminoso e questo “isolamento” assolutamente benvoluto, la rende magica soprattutto all’imbrunire, orario in cui ci si sente avvolti da un’atmosfera di altri tempi.

La costruzione della baita risale agli anni ’70, la seconda generazione di proprietari ha recentemente proceduto ad una completa ristrutturazione utilizzando legni antichi e mobili ricercati con passione negli anni lungo tutto l’arco alpino. Le poltrone del soggiorno sono invece originali e risalgono agli anni ’70. Gli oggetti presenti, tutti frutto di ricerca e accurata selezione, provengono in larga parte dal negozio di proprietà della famiglia specializzato nell’arredo della casa di montagna.
I complementi tessili sono stati affidati alla solida esperienza dell’azienda torinese di amici di
famiglia, affermato punto di riferimento per gli arredi di livello. La baita si presenta come un posto costruito e arredato con amore: amore per il luogo, per le origini e la storia famigliare lì vissuta; un rifugio accogliente, realizzato con passione e dedizione, da tutti considerato un ritrovo del cuore e dell’anima.

Game of Thrones: Sansa indossa il tessuto Treccia creato da l’Opificio

Siamo felici ed onorati che il magnifico abito nuziale di Sansa, uno dei personaggi principali della fortunata e discussa serie televisiva Game of Thrones, sia stato realizzato con il tessuto Treccia della collezione Vocalese di l’Opificio.
Un tessuto che ha richiesto un anno di studio e prove per la sua creazione. Uno speciale lampasso a due trame che proprio per la sua particolarità rende unico l’effetto finale sia allo sguardo che al tatto.
Nell’episodio finale della 5 stagione (Mother’s Merci) la bella Sansa è costretta a sposare il crudele Ramsay Bolton. Per questa occasione Michele Clapton, la costume designer artefice di tutta la moda di Westeros e Essos, che lavora coadiuvata da Michele Carragher, autrice degli stupendi ricami, ha scelto il tessuto Treccia per rendere l’avvicinarsi dell’Inverno e sottolineare il ruolo sociale che Sansa occupa.

Collezione Vocalese Treccia

ll Trono di Spade (Game of Thrones) è una serie televisiva statunitense di genere fantasy medievale nata come adattamento televisivo del ciclo di romanzi Cronache del ghiaccio e del fuoco (A Song of Ice and Fire) di George R. R. Martin.
La serie è ambientata in un grande mondo immaginario costituito dal continente Occidentale (Westeros) e da quello Orientale (Essos). Il centro più grande e civilizzato del continente Occidentale è la città capitale Approdo del Re, dove si trova il Trono di Spade dei Sette Regni. La lotta per la conquista del trono porta le più potenti e nobili famiglie del continente a scontrarsi o allearsi tra loro in un contorto gioco di potere.
La serie ha conquistato milioni e milioni di fan in tutto il mondo grazie alla forza del racconto, a personaggi epici e all’alternanza di elementi molto umani con altri magici, crudi e oscuri.
La serie ha inoltre ottenuto vasti consensi da parte della critica, in particolare per la recitazione, i personaggi complessi, la trama, la portata e la qualità della produzione, sebbene l'uso frequente di nudo e di violenza fisica e sessuale abbiano attirato anche numerose critiche.
La serie ha vinto 26 Primetime Emmy Awards, diventando una delle serie televisive drammatiche tra le più premiate dall'Academy of Television Arts & Sciences.

Collezione Vocalese Treccia

Slow Velvet: velluto a lunga lavorazione

UN MESE DI LAVORAZIONE PER IL VELLUTO DI SETA l’Opificio

La collezione di velluto di seta firmata l’Opificio è una collezione ricca e preziosa, risultato di un lungo processo di lavorazione che inizia nel lontano Oriente dove viene selezionata la più pregiata fibra del baco da seta.

Fibra che viene lavorata esclusivamente in Italia con un lungo e lento processo di selezione, tintura e asciugatura che dura oltre 20 giorni. Un processo lento e minuzioso che evita ogni stress alla fibra e ne esalta al massimo la lucentezza e morbidezza senza l’ausilio di formaldeide.

Una volta divenuta filato la seta è pronta per essere tessuta e diventare velluto. Un processo affidato ad abili tessitrici, che richiede circa 60 ore di paziente tessitura.

Ma la qualità l’Opificio richiede ancora ulteriori 5 giorni di finissaggi vari, affidati ad antichi macchinari e mani esperte, che renderanno il pelo soffice e vaporoso esaltandone l’aspetto setoso.

Solo grazie a questo attento e lungo processo che dura un mese l’Opificio è in grado di assicurare una qualità preziosa, unica e sicura, durevole nel tempo, amata in tutto il mondo.

Scopri di più sulle collezioni di Velluto l'Opificio

ARTE E TESSUTO: PAOLA ANZICHE’

ARCHITETTURA TESSILE, LANA, TERRA, YUTA E ALTRE STORIE

Paola Anziché da sempre sperimenta e si esprime attraverso la tessitura, l’intreccio e la maglia. Una creazione in presa diretta sulla materia, con il piacere dell’indugiare su una forma, quasi per aiutarla ad apparire.

Il respiro architettonico dei suoi lavori emerge prepotente nel fatto di adottare la tessitura per creare spazi chiusi, avvolgenti, intimi in omaggio alla teoria secondo la quale l’origine dell’architettura coincide con l’avvio della tessitura. Quasi che la tessitura sia una tecnica per creare spazi prima che per rivestire il corpo.

Ecco come Paola descrive il suo lavoro:

“Uso semplicemente una materia – la fibra – e la lavoro, quasi per metterla alla prova. Coltivo il dubbio: non so cosa verrà fuori. Non succede quasi mai che mi prefigga un risultato.”
“Ho sempre pensato che le circostanze aleatorie abbiano un ruolo e che, in generale, il caso ‘apra’ il lavoro. Il fatto di non sapere che lavoro andrò veramente a creare, quale sarà l’immagine finale, crea nuove potenzialità perché l’opera si offre a chi la guarda (o la tocca e la muove), rendendosi disponibile ad essere “aperta” anche dagli altri. Nel caso degli “intrecci” – i lavori fatti con la stoffa – le forme sono emerse da sé, senza voler creare l’immagine di un paniere o di una cesta. Queste forme, piuttosto, sono il risultato dall’impossibilità di attorcigliare, di intrecciare, di lavorare questi materiali tra loro. Da questo limite si è generata la forma.”
“I materiali mi appassionano. Ho un approccio che parte dalla materia. Quando trovo dei materiali che mi attraggono la prima cosa che faccio è cercare di lavorarli per vedere il risultato di questa loro “chiamata”. Mi piace dire che vedere con le mani è l’espressione che descrive meglio il mio lavoro.

Qui l'intervista completa all'artista

PAOLA ANZICHE’ vive e lavora a Torino e Milano. Ad aprile il suo lavoro sarà esposto alla mostra “21st Century. Design After design” in occasione di XXII Triennale Esposizione Internazionale Milano. Nel 2017 parteciperà ad una mostra al Turner Contemporary invitata da Karen Wright, Margate, Inghilterra.

Photo courtesy of Paola Anziché

“A LIVING SPACE” DI KIT KEMP

UN VIAGGIO ATTRAVERSO GLI INTERNI ARREDATI DA KIT KEMP

In A Living Space, Kit Kemp, interior designer di fama internazionale, accompagna il lettore lungo un ricco e vivace viaggio attraverso i numerosi interni da lei arredati. Nel libro racconta quali siano gli strumenti del suo mestiere e parla della passione che ha per i materiali, dai tessuti e ricami al legno e la pietra, nonché della freschezza e originalità con la quale abbina motivi e colori a mobili sia antichi che moderni, ad elementi tessili e a oggetti. Parla anche della gioia che le fanno provare l’arguzia e l’umorismo dell’arte contemporanea, i cani e i dettagli inaspettati, ma, soprattutto, descrive la propria convinzione sul design: non qualcosa da temere, ma da cogliere e assaporare.

In questo libro Kit Kemp riunisce una ricca collezione di immagini, le quali mostrano che, quando si parla di design, non ci sono regole. Si tratta esclusivamente di fidarsi del proprio istinto, di essere preparati a correre qualche rischio e di scegliere intelligentemente pezzi convenienti ed accessibili invece di dover necessariamente far saltare il bilancio, ma, soprattutto, di divertirsi nel farlo.

Torino vince il “Building of the year”

TORINO TORNA A VINCERE IL «BUILDING OF THE YEAR» CON IL GRATTACIELO INTESA-SANPAOLO

L’anno scorso avevano premiato «la casa più bella del mondo» di via Alfieri 6

Per il secondo anno consecutivo Torino vince il premio «Building Of the Year».
Lo scorso anno la medaglia dell’architettura era andata alla «casa più bella del mondo» di via Alfieri 6, cinquanta passi da piazza San Carlo.
Quest’anno la palma d’oro - alla categoria uffici - è andata al grattacielo Intesa San Paolo progettato dall’archistar Renzo Piano. Un riconoscimento che consolida ancora di più la nuova immagine di Torino città smart, turistica e bella da vedere. Aggiudicarsi per due anni consecutivi un record certificato niente meno che dall’«Archdaily» il sito di architettura più visitato al mondo non è da tutti.
Nel 2015 l’ex Palazzo Valperga Galleani aveva vinto il concorso «Building of the Year» alla categoria «Refurbishment», ristrutturazione. Il progetto della casa di via Alfieri è stato l’unico finalista italiano, selezionato tra oltre 3000 lavori distribuiti in una geografia globale dal Cile al Vietnam.

Per costruire il grattacielo ci sono voluti cinque anni, dal progetto all’inaugurazione, che si è tenuta nell’aprile del 2014. Costo complessivo dell’opera: mezzo miliardo. Dalla serra biodinamica con alberi d’alto fusto e specie vegetali della macchia mediterranea al ristorante superpanoramico in cima, sino all’asilo al piano terra. Sono questi i segni particolari di una struttura «in cui lavorare diventa piacevole» che poi era la “mission” di Renzo Piano.

La torre è stata costruita secondo i principi di sostenibilità ambientale in modo tale da ridurre i consumi energetici. E tutto è stato costruito con materiale anti-allergico. Le facciate Est e Ovest sono state rivestite con un sistema di doppia pelle le cui lamelle mobili garantiscono ventilazione in estate e isolamento termico in inverno. La facciata meridionale è interamente coperta da un campo fotovoltaico di circa 1600 metri quadri. Sullo stesso lato un «giardino d’inverno» con piante rampicanti consente di filtrare e modulare la luce proveniente dall’esterno. L’impianto di climatizzazione sfrutta l’energia di scambio termico con l’acqua di falda senza emissioni nocive per l’atmosfera.

Palazzo Valperga Galleani: a Torino la "casa più bella del mondo"

The Number 6, il restauro dello storico Palazzo Valperga Galleani di via Alfieri a Torino, ha vinto il premio Building of the Year del sito di architettura ArchDaily. Inaugurato a inizio 2013, The Number 6 è il palazzo barocco a due passi da piazza San Carlo che il Gruppo Building di Piero Boffa ha trasformato in un condominio contemporaneo all'avanguardia: 36 appartamenti ipertecnologici in un contenitore barocco, con terrazzi, una moderna Spa, una palestra e, nella corte centrale, un'opera luminosa dell'artista Richi Ferrero.
Il premio Building of the Year del portale americano ArchDaily - 7 milioni di visite al mese, 2 milioni di fan su Facebook, 335 mila follower su Twitter - ha selezionato oltre 3mila progetti distribuiti in una geografia globale dal Cile al Vietnam, tra Cina, Australia ed Europa; alle selezioni dell'ArchDaily Building Award 2015 hanno partecipato oltre 18 mila architetti, comprese archistar e celebri studi tra i quali Renzo Piano, Jean Nouvel, Álvaro Siza e Kengo Kuma.

25 Verde: la casa sull’albero

A Torino è realtà il "25 Verde", struttura viva integrata nella natura che si rende unica grazie ai suoi 200 alberi integrati perfettamente nel condominio.
Il "25 Verde", compresso che si trova in Via Chiabrera 25, è una struttura unica nel suo genere. Costruita in legno, metallo e pietra, è una vera e propria foresta nella città grazie ai suoi 200 alberi che crescono tra le sue strutture principali e che si integrano alla perfezione con il "bosco" portante di ferro che la sorregge.
Il palazzo, che ospita 63 famiglie, è stato realizzato da un team di architetti ed ingegneri torinesi guidati da Luciano Pia e realizzato in 5 anni, tra progettazione e lavoro.
Oltre alla particolarità della struttura, il "25 Verde" ha un sistema di recupero dell'acqua piovana che si occupa di nutrire gli alberi e un sistema di isolamento naturale che sfrutta le piante per limitare l'utilizzo dei condizionatori. Inoltre il palazzo utilizza un sistema geotermico ed un mini-eolico che garantisce elettricità ecocompatibile per tutti i condomini, tagliando la bolletta energetica ed il bilancio ecologico.

ARTE E TESSUTO: FRANCESCA LUPO

SCENOGRAFIE DI INTERNI

Con i ritagli di stoffa dei capi Harridge, i giornali e sottili fogli di legno e di plastica, Francesca Lupo intreccia preziosi collage. Le opere sono scenografie di carta e tessuto: collage reinventati e composti a creare spazi e ambienti ispirati al design di metà Novecento.

Costruite secondo una misurata geometria, queste fusioni di forme e colori pop fanno da sfondo a figure in bianco e nero, vestite alla moda del tempo, che “animano” la scena pur restando mute presenze nell’architettura che le contiene e che recita da protagonista. Nelle viste di interni, in particolare, gli oggetti e gli arredi, i francobolli che diventano quadri alle pareti, i frammenti di lettere manoscritte, le vecchie riviste che si trasformano in carte da parati costituiscono i dettagli che completano i luoghi e vogliono intenzionalmente condurre chi osserva in un viaggio nel tempo che possa continuare oltre il rigido profilo della cornice, entrando nelle stanze che, proseguendo oltre il quadro, si aprono al di là.

Per anni nutrimento essenziale e silenzioso della passione per l’architettura, trasformata in gioco e in esperimento, la pura espressione artistica per Francesca Lupo diventa manifestazione indipendente, arte, per la prima volta, a Paratissima 2012. Ottenuti i primi riconoscimenti in quella stessa occasione, dove è selezionata tra i 15 migliori artisti, inizia di lì a poco le mostre collettive in galleria, tra Torino, Bari, Genova, fino a sbarcare a Londra nel febbraio del 2015.

l’Opificio | HOMI 2016

l'Opificio ALLO STAND DI INTERNI AD HOMI

Lo stand della rivista Interni, al padiglione 10 della Fiera di Rho nella zona dedicata alla stampa tecnica, presenta un allestimento (curato da Carolina Trabattoni, giornalista di Interni) realizzato con una grande stampa con le cover del numero di Interni di Gennaio/Febbraio 2016 e della Interni Design Index 2016, accostate al maxi disegno IN di Calvi Brambilla, dedica leggera e ironica alla professionalità e al successo della rivista.

L’area relax è arredata con le longue chair Lehnstuhl by Nigel Coates di Gebrüder Thonet Vienna customizzate by l’Opificio (padiglione 10 – stand F20) che ha realizzato sei varianti imbottite della longue chair, tra cui Vocalese Treccia, tessuto dall’effetto tricot tipico della maglia.

Altri complementi sono i pouf in velluto arancione e ciniglia Jungle Fizz sempre de l’Opificio e Arch Coffee Table disegnato da Front per Gebrüder Thonet Vienna.

Presso lo stand è possibile acquistare tutte le pubblicazioni del sistema Interni, oltre che sottoscrivere abbonamenti alla rivista.

900-minutes quilt

15 ORE PER LA REALIZZAZIONE DI OGNI TRAPUNTINO l'Opificio

Ben 15 ore di produzione per realizzare ogni trapuntino l’Opificio che tramanda lo stile senza tempo dei capi sartoriali.

Prima il design, poi taglio, cucitura, stiratura, i passaggi dei punti a mano, il controllo qualità: chi entra in negozio e sceglie un capo l’Opificio è come se andasse in sartoria.

La parola che identifica l’arredamento soffice l’Opificio è appunto “sartorialità”. Normalmente questo concetto è legato strettamente al fashion e alla haute-couture, ma, la stessa cura per il dettaglio che caratterizza i capi di alta moda, le sarte dell’atelier l’Opificio la riservano ad ogni cuscino, trapuntino o tendaggio che viene affidato alle loro mani esperte. E’ da questa maestria che nascono capi dallo stile senza tempo, ma anche capi unici, pensati e studiati per interni speciali.

Per la confezione dei capi vengono utilizzati esclusivamente i tessuti e velluti delle collezioni esclusive l’Opificio, garanzia di alta qualità Made in Italy e assenza di formaldeide.