tra arte, trasformazione e nuovi scenari dell’abitare
Maison&Objet gennaio 2026 si è confermata ancora una volta come una delle fiere più influenti del panorama internazionale, capace di anticipare visioni e tendenze per l’interior design del presente e del futuro.
Un evento dove arte, architettura, tessile e progetto si incontrano in un dialogo emozionale e culturale.
Al centro dell’edizione, il riconoscimento a Harry Nuriev come Designer of the Year: artista concettuale, designer e fondatore di Crosby Studios, Nuriev ha presentato un’installazione immersiva ispirata al suo manifesto Transformism.
“Non si tratta più di creare di più, ma di vedere meglio. Di trasformare, non cancellare. Di dare voce a ciò che è stato dimenticato.”
– Harry Nuriev
Una visione radicale ma poetica, dove ogni oggetto esistente può diventare qualcosa di nuovo, non negando la propria storia, ma illuminandola. Un approccio che risuona con il pensiero di l’Opificio e con i nostri tessuti Slow Fiber, dove materia, memoria e trasformazione si intrecciano in un’idea di bellezza consapevole.
Tra gli spazi più affascinanti, CURATIO, curato da Thomas Haarmann, ha offerto una visione couture dell’interior contemporaneo. Un progetto editoriale ed espositivo che ha riunito brand e creativi che parlano il linguaggio della bellezza in modo autentico: scultoreo, artigianale, raffinato. Fibra di vetro, metalli specchianti, vetri soffiati, ceramiche, tessuti preziosi: ogni materiale raccontava un’emozione. In questo scenario, il tessuto emerge come elemento architettonico, decorativo e sensoriale, capace di definire lo spazio come un’opera d’arte vivente.
L’esperta di tendenze Elizabeth Leriche ha curato l’installazione What’s New? In Decor, ispirata al tema “Past reveals Future”, in cui la memoria estetica diventa fonte di innovazione.
Attraverso capsule ispirate all’arte greca, romana e all’Art Déco, Leriche ha raccontato una visione del design che riscopre l’artigianalità e ne attualizza i codici: il marmo, la ceramica, le forme ancestrali tornano protagoniste degli interni contemporanei, creando spazi emotivi, sofisticati e profondamente umani.
Infine, l’architetto d’interni Rudy Guénaire ha presentato Suite 2046, un’installazione che guarda al futuro dell’hospitality con lo sguardo poetico del cinema.
Ispirato al film In the Mood for Love, lo spazio è pensato come una camera onirica sospesa tra le nuvole, dove ogni dettaglio suggerisce evasione, comfort e introspezione.
“Il futuro dell’abitare sarà essenziale e insieme visionario. Ci invita a sognare, a rallentare, a vivere in connessione con ciò che conta davvero.”
A Maison&Objet 2026 si è parlato di memoria, di emozione, di sostenibilità. Temi che da sempre ispirano l’identità di l’Opificio, che attraverso la ricerca tessile, l’artigianalità italiana e il rispetto per l’ambiente contribuisce a disegnare nuovi scenari per la casa del futuro. Perché ogni tessuto è una storia da raccontare. E ogni scelta consapevole è un passo verso un abitare più bello, più giusto, più umano.