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Come valutare la qualità di un tessuto d’arredamento: la parola al tappezziere

Conversazione con Gabriele Druetta

Ci sono molti aspetti importanti del tessuto d’arredamento nascosti, ma fondamentali.
Sono quelli che un tappezziere considera nel valutare un tessuto d’arredamento, in questo contributo inizieremo ad illustrare i primi due aspetti fondamentali.
Il tessuto d’arredamento che scegliamo per rivestire un divano o per confezionare delle tende è sempre il risultato di una moltitudine di processi e scelte produttive che costituiscono l'identità del tessuto stesso. Il ricombinarsi di tutte queste scelte crea tessuti che, se anche molto simile tra loro, possono nascondere differenze sostanziali quando lavorati in specifiche condizioni. Il lavoro del Tappezziere permette empiricamente di riscontrare queste differenze e accumulare nel proprio bagaglio di conoscenza una mappa ch’egli permette di capire quando un tessuto d’arredo è di buona qualità o quando invece esistono delle criticità nascoste che solo cuciture e chiodi faranno emergere.
Nella mia quotidiana ricerca di nuovi tessuti sono le mie mani, prima ancora dei miei occhi, lo strumento di analisi più importante. Come Tappezziere, cercherò di indicarvi alcuni di questi aspetti fondamentali rivelandovi gli accorgimenti per riconoscerli. Illustrerò i prime due aspetti fondamentali che un tessuto d’arredamento deve garantire al tappezziere per un’esecuzione perfetta dell’intervento.
Partiamo da una caratteristica facilmente individuabile, ovvero la propensione del tessuto a “tenere il chiodo”.
Quando un tessuto per arredo ci sembra spesso o particolarmente consistente siamo indotti a credere che sia automaticamente anche un tessuto resistente. La parola “resistente” ha però un valore mutevole a seconda di come e dove quel tessuto viene lavorato.
Ad esempio non è detto che un tessuto per arredamento resistente all'abrasione, cioè che riporta in etichetta un alto numero di Martindale, sia automaticamente anche capace di sopportare bene la trazione puntuale esercitata da un chiodo o dai punti di una cucitura.
Se l'armatura di un tessuto, cioè l'insieme dei fili di trama ed ordito, non è abbastanza chiusa, con fili ben stretti tra loro, è possibile che si verifichino lacerazioni e cedimenti localizzati in corrispondenza ai punti in cui il chiodo perfora il tessuto. Un tessuto d’arredo che non tiene il chiodo manifesta questa propensione a cedere già durante la sua lavorazione, impedendo al tappezzerie di applicare la giunta tensione al materiale.
Non facciamoci quindi ingannare dallo spessore o da consistenze corpose del tessuto.
Il sistema più semplice per testare la tenuta al chiodo è quello di pizzicare con forza il tessuto tra la punta di due dita a circa tre centimetri da un bordo appena tagliato. Con la mano libera si tiene fermo il campione di tessuto mentre si esercita una trazione verso l'esterno fino a raggiungere il limite di elasticità; se si osserva un allontanamento dei fili o una distorsione dell’armatura significa che il tessuto potrebbe non essere adatto ad applicazioni molto tese o con imbottiture molleggiate e molto spingenti. Un altro indicatore negativo di scarsa tenuta è la propensione del tessuto a sfrangiare con facilità appena tagliato. Questo aspetto nascosto è forse uno dei più importanti per un tappezziere.
La tappezzeria è innanzi tutto l’arte di bilanciare le forze di spinta e trazione che si contrappongono all’intento di un mobile rivestito. Poter utilizzare tessuti d’arredamento capaci di resistere a forti sollecitazioni puntuali significa poter operare il massimo controllo sul materiale garantendo la perfetta esecuzione dell'intervento.

Per i tessuti l’Opificio, la tenuta al chiodo è una caratteristica praticamente costante in tutte le collezioni anche se per alcuni prodotti si è addirittura sorpresi dalla specifica resistenza. Ad esempio, un tessuto d’arredo apparentemente leggero come quello della collezione LOOP non presenta la minima lacerazione anche quando viene teso con strumenti ad aria compressa su legno duro. Nel realizzare un grande specchio composto di diverse parti imbottite frapposte a parti in vetro ho potuto sperimentare la notevole prestanza di questo prodotto che mi ha aiutato nel rivestire geometrie complesse senza accumulare pieghe o eccessi di materia.
Ed ecco la seconda caratteristica nascosta molto importante, prendendo spunto proprio dall’esperienza con questo tessuto: l'elasticità obliqua.
Per un tappezzerie l'elasticità di un tessuto d’arredo non è un vantaggio ma anzi può essere un problema soprattutto quando si lavorano tessuti geometrici o disegni che necessitano una particolare cura di allineamento. Il tessuto non si deve deformare autonomamente sotto la spinta causata dalla struttura o dall’imbottitura. Per evitare che ciò accada i tessuti da arredamento hanno una elasticità sempre molto contenuta nelle direzioni di trama ed ordito. E’ però di grande vantaggio quando un tessuto presenta una leggera elasticità nella direzione obliqua rispetto ai fili.
Quando un tessuto per l’arredamento ha questa caratteristica si rivela più agevole da applicare su forme molto articolate, rispetto a tessuti uniformemente meno elastici. Un tessuto che non ha questo tipo di elasticità risulterà rigido e si comporterà come un foglio di carta che si oppone alle tensioni senza riuscire a deformarsi. Per effetto della trazione si genereranno pieghe e rigonfiamenti difficili da appianare.
Se per quanto riguarda la “tenuta al chiodo” possiamo dire che più è marcata meglio sarà per il tappezziere, con l’elasticità obliqua è necessario che sia presente in una giusta misura. Se infatti dovesse essere troppo marcata ci troveremo ad avere un tessuto troppo disomogeneo nel rispondere alla trazione con conseguenti difficoltà di lavorazione soprattutto nelle operazioni di confezione con macchina da cucire. Una particolare tipologia di tessuti nei quali l'elasticità obliqua risulta determinante sono i velluti. Tutti i velluti d’arredamento infatti interagiscono molto più di altri tessuti con la luce, accentuando le irregolarità, le tensioni eccessive o le arricciature.
Un velluto con una giusta elasticità obliqua permette di distribuire eventuali pieghe o arricciature che si vengono a creare durante le fasi di confezione o di rivestimento.
Tra i velluti l’Opificio che ho lavorato di recente, quelli nei quali ho apprezzato di più l'equilibrio tra l’elasticità obliqua e la staticità di trama e ordito sono sicuramente il velluto di cotone e il velluto di seta. Quando il velluto d’arredamento che ho in mano rivela con questo aspetto nascosto, ho la serenità di sapere che sto lavorando un prodotto pensato per dare ottimi risultati.

La ricerca dietro a questi equilibri nascosti è il valore aggiunto che contraddistingue poche aziende del settore e che è un elemento identitario de l’Opificio. Questi primi due aspetti nascosti del tessuto per l’arredo di cui ho parlato sono l'inizio di una lunga lista di esperienze tramandatemi da due generazioni precedenti e che contraddistinguono l’eccellenza della tradizione artigianale italiana.
Il tessuto è stato il primo materiale tecnologico inventato dall’umanità e come tutte le “materie prime” risponde a delle leggi nascoste che si rivelano solo quanto lo si lavora.

BIO

divisore

Gabriele Druetta nasce il 18 settembre 1985. Cresce nella bottega del nonno e del padre, sviluppando sin dall’infanzia la propria manualità.
La propensione artistica non gli impedisce di seguire una formazione prettamente scientifica. Grazie alla laurea in Architettura trova un equilibrio tra la propensione progettuale e la passione per la ricerca.
Inizia la sua carriera come consulente per lo sviluppo di materiali innovativi, per passare poi alla libera professione e alla progettazione architettonica.
Nel 2012, le prime esperienze maturate, gli evidenziano la grande distanza che separa progettisti e esecutori di un progetto.
Spinto dal proprio desiderio di curare i dettagli in prima persona, nel 2013 decide di riprendere l’attività del padre tappezziere, fondendo il sapere manuale con quello progettuale, per definire un nuovo modello di bottega artigiana.

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