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Percepire il Colore

Cosa significa percepire il colore? Perché ci piace? Perché ci emozioniamo?

La percezione visiva dell’essere umano è la capacità di percepire l’ambiente circostante attraverso la luce che entra nei nostri occhi. Fisiologicamente, la percezione visiva avviene quando l'occhio focalizza la luce sulla retina dove uno strato di fotorecettori cambia la luce in una serie di segnali elettrochimici da trasmettere al cervello. La percezione visiva si verifica nella corteccia cerebrale. Questi segnali elettrochimici ci arrivano viaggiando attraverso il nervo ottico e il talamo, un processo che secondo gli studi può richiedere solo 13 millisecondi. La visione inizia quindi nell'occhio che riceve gli input, sotto forma di luce, e termina nel cervello che interpreta quegli input e ci dà le informazioni di cui abbiamo bisogno, dai dati che riceviamo, attraverso diverse sensazioni alle quali sono stati dati diversi nomi: i nomi dei colori. Colore è quindi la definizione che diamo a una nostra specifica sensazione cerebrale nel momento in cui guardiamo un oggetto, la superficie dell’oggetto, alla luce. La nostra sensazione dipende quindi dall’interazione fra tipologia della superficie illuminata e qualità della luce. Sempre da questa reazione del nostro sistema nervoso a questa interazione dipendono alcune specifiche sensazioni legate al colore quale, ad esempio, la sensazione di peso, per cui oggetti di forma, dimensione e peso uguali, ma di diverso colore, possono indurre chi li guarda a considerarli di peso differente. Vengono considerati più “leggeri” i colori più chiari, con il bianco il più leggero. A parità di chiarezza vengono percepiti più leggeri i colori più desaturati. Sono invece considerati più “pesanti” i colori più scuri, con il nero come più pesante.
Secondo il primo postulato di Grassmann (1809-1877 tedesco, professore di matematica, iniziatore della teoria della misura dei colori oggi definita Colorimetria) “una sensazione di colore è completamente specificata da tre grandezze: tinta, saturazione, chiarezza”. Tinta: il primo passo per definire un colore è di riferirlo a colori conosciuti, un rosso, un verde o altro.
Saturazione: dobbiamo quindi definire quanto il colore indicato sia vivace, cioè quanto sia puro oppure contenere bianco o nero.
Chiarezza: indicheremo quindi quanto il colore sia chiaro o scuro con riferimento ad una superficie che ci appaia di colore bianco.
La somma di queste tre grandezze porta alla definizione del colore intrinseco, ma quando parliamo di percezione individuale è fondamentale considerare anche il colore apparente ed il colore percepito.
Il colore apparente è il colore che vediamo, che varia dal colore intrinseco in funzione della distanza, delle condizioni di illuminazione, della temperatura della luce, dalle eventuali zone d’ombra, ecc.
Il colore percepito, invece, entra nella sfera della percezione e quindi diventa soggettivo e filtrato dalla cultura, dal vissuto, dalla formazione, ecc. Quando parliamo di colori nel tessile tutti questi aspetti vengono attivati ed enfatizzati contemporaneamente dal gioco di filati che la tessitura permette di realizzare. Soprattutto, al di la dei colori intrinseci, sono ogni volta stupefacenti gli effetti di tonalità, sfumatura, nuance, brillanza che le diverse tecniche di tessitura permettono di realizzare. Il colore apparente ed il colore percepito diventano protagonisti indiscussi, perché il gioco dei colori tra i filati di trama ed ordito abbinato alle combinazioni di texture e patterns permettono di tessere, ogni volta che si crea una nuova collezione, una nuova incredibile storia.

 

 

 

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